Natale del Signore – 25 Dicembre

Oggi si apre il cielo, si squarciano le nubi e appare l’Emmanuele, Dio con noi. L’Eterno Padre l’aveva promesso, lo vaticinarono i profeti e per quattromila anni lo sospirarono i giusti. La venuta di Gesù avvenne come ci narra il Vangelo:

« Essendo uscito in quei giorni un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero, anche gli Ebrei dovettero andare nella loro città di origine per dare il loro nome. Giuseppe, essendo della regale stirpe di Davide, si recò con Maria in Betlemme, sua città nativa; essi erano poveri, non trovarono chi li accogliesse e furono costretti a riparare in una capanna. Quivi Maria diede alla luce e strinse al seno il divin Figlio, l’avvolse in poveri pannolini e l’adorò ».

S. Giuseppe condivideva i sentimenti di Maria.

Il Figlio di Dio si era fatto uomo per salvare gli uomini e la sua nascita umile, povera, oscura fu illustrata da tali miracoli che bastarono a farlo conoscere da chiunque avesse il cuore retto. Ecco che un Angelo discese dal cielo ad annunziare la venuta del Redentore non ai re, non ai ricchi, nè ai grandi della terra, ma ad alcuni poveri pastori, i quali ebbero la felice sorte e la grazia di adorare per primi il Dio fatto uomo.

I pastori passavano la notte nella campagna vicino a Betlemme alla guardia dei lori greggi quando l’Angelo del Signore apparve loro dicendo: « Non temete, ecco vi reco un annunzio che sarà per tutto il popolo di grande allegrezza: oggi nella città di David è nato il Salvatore, che è Cristo, il Signore. Ed ecco il contrassegno dal quale lo riconoscerete: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia ».

E subito si unirono all’Angelo altri Angeli che lodavano il Signore dicendo : « Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà ».

Quando poi gli Angeli sparirono in cielo, i pastori presero a dire fra loro: « Andiamo a Betlemme a vedere quanto è accaduto riguardo a quello che il Signore ci ha manifestato ». Andarono e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino giacente nella mangiatoia. E vedendolo si persuasero di quanto era stato detto di quel Bambino, e se ne tornarono quindi alle loro abitazioni lodando e benedicendo Iddio per tutto quello che avevano visto.

PRATICA. Accostiamoci a Gesù Bambino coll’anima monda: oggi facciamo una buona confessione e una fervorosa comunione. 

PREGHIERA. Dio, che hai rischiarato questa notte sacratissima coi fulgori di Colui che è la vera luce, deh! fa’ che dopo averne conosciuto in terra la luce misteriosa ne godiamo la presenza nel cielo. 

MARTIROLOGIO ROMANO. Nell’anno cinquemilacentonovantanove dalla creazione del mondo, quando nel principio Iddio creò il cielo e la terra; dal diluvio, l’anno duemilanovecentocinquantasette; dalla nascita di Àbramo, l’anno duemilaquindici; da Mosè e dalla uscita del popolo d’Israele dall’Egitto, l’anno millecinquecentodieci; dalla consacrazione del Re David, l’anno milletrentadue; nella Settimana sessantesimaquinta, secondo la profezia di Daniéle; nell’Olimpiade centesimanovantesimaquarta; l’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; l’anno quarantesimosecondo dell’Impero di Ottaviano Augusto, stando tutto il mondo in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo colla sua piissima venuta, concepito di Spirito Santo, e decorsi nove mesi dopo la sua concezione, in Betlémme di Giuda nacque da Maria Vergine fatto uomo. Natività di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne.

INNO A GESÙ BAMBINO

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo
E vieni in una grotta al freddo, al gelo
O bambino – mio divino Io ti vedo qui tremar: o Dio beato!
Ah quanto ti costò l’avermi amato!

A te che sei del mondo il Creatore,
Mancano panni e fuoco, o mio Signore:
Caro, eletto – pargoletto,
Quanto, questa povertà – Più m’innamora,
Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci dei tuo Padre il dtvin seno
Per venire a penar su Fioco fieno,
Dolce amore del mio cuore,
Dove amor ti trasportò? – O Gesù mio
Perchè tanto patir? per amor mio!

Ma se fu tuo volere il tuo patire
Perchè vuoi pianger poi, perchè vagire?
Sposo mio, amato Dio,
Mio Gesù, t’intendo, si; Ah, mio Signore!
Tu piangi non per duol, ma per amore.

Tu piangi per vederti da me ingrato,
Dopo sì grande amor, si poco amato.
O diletto dei mio petto
Se già un tempo fu così. – Or te sol bramo
Caro non pianger più, ch’io t’amo, io t’amo

Tu dormi, o Gesù mio, ma intanto il cuore
Non dorme, no, ma veglia a tutte l’ ore:
De! mio bello e puro agnello
A chi pensi dimmi tu? – O amor immenso
A morire per te, rispondi, io penso.

Dunque a morir pér me tu pensi, o Dio.
E che altro, fuor di te, amar poss’io ?
O MARIA speranza mia:
Se poc’anto il tuo GESU’ Non ti sdegnare.
Amalo tu per me, s’io noi so amare.

Liturgia

Natale! Alleluia! Facciamo festa che è nato Gesù! Maaaaaaa……

Il nostro natale è sempre stata una festa commerciale, un fatto di merci… senza preoccuparci di altro. La vita in questi giorni appena trascorsi è stata ridotta a merce e condotta dalla frenesia di comprare regali e preparare cenoni.

Ci viene da chiederci “allora abbiamo sbagliato tutto ? Come facciamo a vivere il Natale ? ”
Ecco, bella domanda! Vi consiglio di non gettare via nulla ma di iniziare a trovare gli aspetti positivi aldilà delle vetrine, delle compere e dei festoni.

Iniziamo da un po’ di storia che ogni tanto fa bene ricordare/studiare:
La festa del Natale cristiano nasce molto tardi e viene testimoniata per la prima volta nel calendario della feste del Cronografo romano nel 300. Si diffuse con lentezza sia in Occidente sia in Oriente e l’imperatore Giustino II fu costretto ad imporla a tutto l’Impero Romano. Il mondo romano celebrava in questo giorno il solstizio d’inverno, la nascita del dio Sole (Natalis solis invicti) e la scelta di far cadere la festività natalizia il 25 dicembre fu molto probabilmente a causa di questa festa pagana. Al posto della festa pagana ora stava prendendo piede una festa cristiana.

Storicamente ai cristiani nei primi secoli interessavano le scelte e il messaggio centrale di Gesù, non i suoi dati anagrafici. Infatti i vangeli di Luca e Matteo ci forniscono una versione teologica per darci un insegnamento. Se leggiamo seriamente i due brani leggendari capiamo che i protagonisti sono diversi: Matteo mette in luce Giuseppe e Luca invece fa risaltare Maria.

Ci viene da porci una domanda “Gesù chi è?”
Partiamo da un concetto importante per sfatare ogni dubbio: Gesù non è una leggenda, non é un personaggio mitologico o un’invenzione di qualcuno. Sono le narrazioni che sono simili a quegli stili letterari con cui si narrano le nascite e le gesta di personaggi antichi.

Andiamo con i piedi a terra e iniziamo a fare una ricerca letteraria storica …. la nascita di un bambino concepito da una vergine è un genere letterario che si ritrova nei testi antichi. Questi racconti che narrano la nascita e la fanciullezza di Gesù devono essere letti come leggessimo un mito perche è di questo che stiamo parlando se vogliamo dirci la verità. Ci troviamo di fronte a un racconto mitologico, non ad un racconto falso. Attenzione che questa distinzione è molto importante!

Gli evangelisti, proprio come gli autori antichi, vogliono comunicare con noi facendoci capire che i personaggi di cui narrano le gesta sono persone che hanno avuto una missione da Dio come ce l’abbiamo noi.
Essi sono per noi un punto di riferimento, un dono straordinario di Dio. Ma il personaggio più importante è proprio il dono più costoso che Dio ci ha fatto: Gesù.

Gesù è figlio di Maria e Giuseppe. Gesù è chiamato persino il figlio del falegname in Mt 13, 55 e di Giuseppe in Lc 4, 22 e in Gv 6, 42. Gesù nasce in un nucleo familiare numeroso come si può capire in Mc 3,31 e in Mt 13,55-56. Gesù ha dei fratelli e ha due genitori come tutte le famiglie normali di questo mondo. Ma anche questo fatto storico non comprometterà di certo la nostra fede in Cristo e nel suo messaggio a meno che non ci facciamo ancora a farci ammaestrare o influenzare con la favoletta della verginità di Maria.

Impariamo a studiare e a crescere nella fede senza raccontarci fiabe e invenzioni come si fa con i bambini! Vogliamo diventare adulti nella fede?

Parlando delle origini, questi racconti biblici vogliono richiamare la nostra attenzione sulla vita storica di Gesù, sul suo vero insegnamento. Nel linguaggio del loro tempo ci richiamano a non trascurare la persona, le scelte e l’insegnamento di Gesù.

Per Luca e Matteo, Gesù è un regalo che Dio ha fatto a tutti noi, un magnifico e meraviglioso dono. Noi siamo invece sempre tentati di mettere da parte e di sottovalutare il personaggio e il messaggio di Gesù.

Ecco iniziamo a interessarci di far nascere in noi la fiducia in Dio che ha sostenuto tutta la vita di Gesù.
Iniziamo a scoprire che quell’uomo chiamato Gesù di Nazaret è realmente vissuto come un vero credente in Dio e un vero profeta di giustizia. Un uomo innamorato della vita e dell’amore. Un uomo che stava in mezzo ai poveri e ai peccatori, non ai ricchi. Nato in povertà e vissuto di quello che aveva. Un uomo che ha pagato con la vita per le sue idee rivoluzionarie per cambiare in meglio l’animo delle persone e ci è riuscito tant’è che il suo messaggio non si è perso ma è arrivato fino a noi.

Vivere il Natale significa entrare nel cammino di Gesù. Vivere un Natale cristiano significa far nascere e rinascere continuamente in noi e attorno a noi l’impegno per una società più giusta, non violenta, senza discriminazioni, se abbattiamo i muri che ci siamo costruiti. Ed ecco che Natale non sarà più solo a dicembre ma tutto l’anno.

La vera storia di Gesù non è più un focalizzarci su come è nato ma su cosa ha fatto: ha lottato tutta la vita contro i pregiudizi perché la fraternità, l’amore, l’uguaglianza, la libertà diventassero lo stile di vita quotidiano per tutti e per tutte.

Buon Natale e buona meditazione!