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Padre Pio e il suo profumo

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Un ceffone

Maria Pompilio: “Una sera, verso le ore undici, mentre facevo l’ora santa notturna con mia sorella Antonietta, stavo per addormentarmi quando ecco, sentii un ceffone sulla guancia destra. Tremai tutta. Chi mi aveva percosso? Mi sembrò che avesse una mano coperta da un mezzo guanto. Come non pensare a Padre Pio? Per accertarmi, il giorno dopo mi recai nella chiesa del convento. Incontrai il Padre che subito mi disse: “Così si manda via il sonno quando si prega.” (Covino, Ricordi, 34)

Maria Pompilio

Servendo la Messa

James Bulmann, un seminarista Americano, un giorno ebbe il privilegio di servire la messa a Padre Pio. Dopo raccontò ai frati: “Mentre rispondevo alle preghiere ai piedi dell’altare, ho sentito un bellissimo profumo, di un tipo che non ho mai sentito prima.” E concluse: ” Io ero venuto sapendo poco di Padre Pio, a non sapendo nulla di questo fenomeno del profumo.” (Gaudiose, Prophet, 71-2)

Vogliamo sapere

Dorothy Gaudiose si trovava vicino a Padre Pio con due suore della Carità. Dorothy disse in italiano: “Padre, queste sono due suore americane. Dicono di avere una domanda per voi.” Padre Pio le guardò e poi disse a Dorothy in italiano: “Lo so quello che vogliono; voglio sapere come stanno difronte a Dio. Di’ loro di seguire le regole del loro ordine, e di continuare quello che stanno facendo.” Dorothy si voltò verso le suore e disse, in inglese: “Suore, qual è la vostra domanda per Padre Pio?” Le suore risposero quasi all’unisono: “Digli che vogliamo sapere come stiamo difronte a Dio.” (Gaudiose Prophet, , xiv-xv)

Tre giorni per scrivere

Ginette Estebe, di Royan, Francia, testimoniò: “Io ero paralizzata nella parte sinistra, braccia e gambe; e la faccia era allungata e deforme. 18 medici mi avevano detto che ero incurabile. Un giorno mi dissero di Padre Pio e decisi di scrivergli una lettera.  Ci vollero tre giorni per scrivere una letterina con la mia mano destra. Dopo che mandai la lettera, mi accorsi che potevo muovere le braccia, le mani e le gambe. Dopo poco tempo ero perfettamente guarita. Andai a ringraziare Padre Pio. Egli mi riconobbe e mi benedisse, mettendo la mano sulla mia testa.” (Gaudiose, xiii)

Bussai il campanello

Padre Clemente Tomay da Postiglione visse per 26 anni nel convento, ed era confessore e amico di Padre Pio. Egli testimoniò che il 3 ottobre 1923, avvicinandosi a Padre Pio fu “circondato da un intenso profumo di violette, così intenso che quasi quasi ero sopraffatto. Il profumo durò per circa dieci minuti.” Lo stesso Padre Clemente riportò: “Stavo portando la Santa Comunione alla casa del dr. Sanguinetti, che era malato. Quando io bussai il campanello mi sentii circondato da un forte profumo. Tornato al convento riportai il fatto a Padre Pio e gli chiesi: “Padre, perché’ mi avete fatto sentire il vostro profumo?” Padre Pio rispose: “Perché’ sono tanto contento di te.” (Ingoldsby, Padre Pio, 94-5)

Lei signore, vuole confessarsi?

Carlo Campanini, il famoso attore comico italiano, si trovava a Sao Paulo in Brasile per una tournee. Carlo era figlio spirituale di Padre Pio. Sentiva messa, faceva la comunione, e recitava il rosario tutti i giorni. Si trovava in fila per confessarsi nella cattedrale di San Paolo. Era un po’ preoccupato su come avrebbe interagito col confessore, dato che non conosceva il portoghese. Si mise a pregare Padre Pio, chiedendogli aiuto. A un tratto da un confessionale che sembrava vuoto, uscì un prete che, rivolgendosi particolarmente a lui, disse in italiano: “Lei signore, vuole confessarsi? Prego, si accomodi.” Carlo Campanini dopo la confessione stata facendo la penitenza e allo stesso tempo pensava a chi potrebbe essere stato il confessore, e come faceva a sapere che lui era italiano. All’improvviso “un’ondata di profumo” gli fece capire quello che era realmente accaduto. (Iasenzaniro, The Padre, Testimonies, 501-1)

Un telegramma

Maria Rosaria Galiano di Napoli stava in fin di vita a causa di un adenocarcinoma uterino. L’operazione chirurgica portò un rilievo temporaneo, e il tumore ricomparve. La figlia Rita mando’ un telegramma a Padre Pio. Il 29 aprile 1950 Maria sentì un intenso profumo che rimase per due giorni consecutivi. Il terzo giorno si sentì guarita. I medici fecero dei test e constatarono che il tumore era completamente sparito. Maria andò a ringraziare Padre Pio e riprese la sua vita normale. (Cataneo, Padre Pio, 127-9)

Una sfera di profumo

Dr. Zuhair Yusuf Miscony, sua moglie dr. Myriam, e la figlia Zena, tutti Cattolici di Rito Siriano in Iraq, si trasferirono a Londra nel 1971. Nel luglio del 1989 ricevettero un’immaginetta con la reliquia di Padre Pio. Essi recitarono la preghiera sull’immaginetta ogni giorno. Una sera Dr. Miscony, tornando a casa dall’University College Hospital dove aveva lavorato tutto il giorno nella sala operatoria, fu investito da una motocicletta: ” lanciato in aria cinque metri a cadendo di nuovo sull’asfalto con un tonfo potente.”  La ragazza motocilista e i passanti che avevano visto l’incidente rimasero strabiliati quando dr. Miscony si alzò in piedi e disse che stava bene, e se ne torno’ a casa.  Dr Moscony ricordo’ che mentre stava in aria disse semplicemente: “Padre Pio.” La moglie, che era pure lei medico  e la figlia, che era chimico, saputo dell’incidente lo portarono subito al pronto soccorso dell’ospedale per essere esaminato per possibili lesioni interne. I test furono negativi. I dottori erano stupefatti, non trovando neanche un graffio, e conclusero che egli era stato veramente fortunato e che “qualche specie di miracolo qui’ è successo.” Tornati a casa dr. Miscony, solo in casa,  stava vedendo un video su Padre Pio quando egli percepì “come una sfera di profumo al centro della stanza. Come gigli, ma molto più bello.” Quando la moglie e la figli tornarono a casa dopo una mezz’oretta, entrando in casa furono “immediatamente colpite dal profumo entrando nella stanza dove stava il televisore.” Myriam disse: “Egli sta qui’”. Tutti e tre controllarono “ogni bottiglia e bottiglietta che stava in cucina, nel bagno, dappertutto in casa, ma niente produceva il profumo che loro sentivano.” ” Il profumo durò dalle 6 di sera fino a verso mezzanotte.”  (Gallagher,224-6)

Una rosa per la Madonna di Pompei

Il 19 settembre 1968, quattro giorni prima della morte di Padre Pio, Padre Alberto D’Apolito era presente quando un figlio spirituale  porto’ a Padre Pio un mazzo di rose per il cinquantesimo anniversario delle stimmate. Padre Pio chiese al figlio spirituale di portare una delle roser al Santuario di Pompei. Egli lo fece. Una delle suore domenicane del SWantuario mise la rosa in in vaso con altri fiori. Il giorno 23, quando Padre Pio mori’, le suora vide che i fiori nel vaso si erano appassiti e stava per buttarli via, quando noto’ che la rosa di Padre Pio si era chiusa ed era diventata di nuovo un bocciolo profumato. La rosa fu messa da sola in un contenitore di vetro. (Napolitano, Padre Pio, 223)

Un anno dopo, quando Padre Alberto andò in pellegrinaggio a Pompei, lui e il gruppo di fedeli che stava con lui, videro che la rose si era conservata, ancora fresca, con solo il gambo appena ingiallito.”  (Alberto, Padre Pio Memories, 387-9)

La Beatificazione

Lauro Bonaguro di Polesella in provincia di Rovigo, e residente a Ferrara fu colpito da un ictus il 24 luglio 1998. Era completamente paralizzato nella parte destra del corpo, e non riusciva a parlare bene. Stette un mese in ospedale, ma non migliorò. Per camminare trascinava la gamba destra e aveva  forti dolori al braccio destro. Il giorno 2 maggio 1999, durante il rito della beatificazione di Padre Pio, stava guardando la televisione, e pregando Padre Pio allo stesso tempo, di poter essere capace di sopportare la malattia. All’improvviso Lauro e la moglie sentirono un profumo, che diventava sempre più forte, al punto di sentirsi soffocati. La moglie andò dappertutto, in casa e in giardino per vedere da dove veniva quel profumo. Non c’era una spiegazione. Al momento della scoperta dell’immagine di Padre Pio sulla facciata di San Pietro, il profumo diventò ancora più forte. Il profumo finì dopo parecchi minuti. Poco tempo dopo la moglie vide Lauro in piedi nel bagno che si pettinava allo specchio. Egli non aveva fatto caso che si reggeva perfettamente in piedi e stava camminando normalmente. Lauro riprese a lavorare normalmente, guidando la macchina senza problemi. (Iasenzaniro, Padre Pio Testimonies, 657-9).

Un pannolino

Il dr. Giorgio Festa scrisse; “Nella mia prima visita tolsi dal suo costato un pannolino intriso di sangue, che portai con me per una indagine microscopica. Io personalmente, essendo privo del senso dell’odorato, non ho sentito nessuna speciale emanazione: però, le persone che al ritorno a Roma stavano in automobile con me, pur non sapendo, sentirono molto bene la fragranza, e mi assicurarono che corrispondeva al profumo di Padre Pio. A Roma, conservai il pannolino in un mobile nel mio studio. Nei giorni successivi e per un lungo periodo di tempo, le persone che venivano a consultarmi, me ne hanno domandato spontaneamente l’origine.” (Festa, Misteri, 152s.) (Capuano, Con P. Pio, 268-9)

Sanctus

Fra’ Modestino racconta che un giorno stava servendo la messa a Padre Pio all’altare di San Francesco. Al momento del Sanctus “un’ondata di tanto profumo mi avvolse. Aumentò sempre di più fino a togliermi il respiro. Mi ressi con la mano alla balaustra per non cadere. Stavo per svenire e chiesi mentalmente al Padre di evitarmi di fare una brutta figura dinanzi alla gente. In quel preciso istante il profumo sparì.” Più tardi fra Modestino chiese a Padre Pio riguardo a quel fenomeno del profumo. Padre Pio: “Figlio mio, non sono io. E’ il Signore che agisce. Lo fa sentire quando vuole e a chi vuole. tutto avviene se e come piace a Lui.” (Modestino, Io… testimone, 55-6)

La statua di Padre Pio

Sentivo anch’io, dinanzi alla statua fuori del convento, delle ondate di un particolare profumo, come una scia che mi attirava da qualche parte. Non volevo arrendermi, e mi convinsi che quei furbacchioni di monaci avevano installato dei tubicini, ben nascosti nella statua, dai quali insufflavano ogni tanto un po’ di profumo. Non mi venne nemmeno in mente che, se quell’ipo­tesi fosse stata vera, il profumo doveva essere sentito da tutti e non solo da me. Ma ormai mi ero incaponito. Quando il piazzale fu deserto tornai dinanzi alla statua di Padre Pio – nel luogo ove poco prima avevo avvertito pesanti ondate di profumo – deciso a scoprire la truffa. Il profumo, quasi a prendersi gioco di me, si ripresentò gagliardo ma sempre molto dolce, e mi avvolgeva come due invisibili ali che mi abbracciava­no lasciandomi stordito e confuso. Senza accorgermene, e con l’intento di cercare il tubicino nascosto, mi arrampicai sulla statua e la fiutai palmo a palmo finché una vocina mi portò alla realtà. Era una donnetta piccola piccola che mi chiedeva: «Cosa fa lei lassù, sente forse il profumo? È il profumo di Padre Pio. Oh, lei è fortunato, è una grazia, è una grazia!». (AmodioIl Segreto del Re, 1983) (Lotti, Voce di Padre Pio, gennaio 2010, p. 40-5)

Caramelle

Interrogato su cosa mai significasse il «profumo» che tanti percepivano e collegavano a lui, Padre Pio rispose: «Il profumo? Semplicemente un po’ di caramelle per i bambini». John McCaffery – «Padre Pio, ricordi e racconti»

I microbi

«Non gli bacerò mai le mani – aveva detto mio figlio venuto con me dalla Svizzera – sono cose da Medio Evo. Chissà quanti microbi su quei guanti con tutti quei baci». Andò a confessarsi e io attendevo il suo ritorno recitando il rosario, ma quale non fu il mio stupore quando, pochi momenti dopo, me lo vidi passare davanti senza che mi vedesse, pallido, con la bocca gonfia: aveva le labbra gonfie e violacee, sembra­vano le labbra di un autentico africano, solo che erano bluastre e l’alito era profumatissimo di viole fresche. Raccontò poi che, giunto il suo turno per la confessione, appena in ginocchio davanti al Padre, senza sapere come, ne afferra la mano e la bacia. Al contatto con quella mano provò una violenta scottatura come se avesse baciato un ferro rovente, ed immediatamen­te gli si gonfiarono le labbra e sentì in gola un forte «sapore» di mammole. Il profumo dell’alito durò cinque giorni. Man mano che la bocca tornava normale, anche il profumo diminuiva. (Riportato da Teresita De Vecchi su «La Casa Sollievo della Sofferenza»)

Quattro sorelle

Dissi a Padre Pio se volesse prendermi per sua figlia spirituale: «E perché no?». «Padre, prendete pure le mie altre tre sorelle come vostre figlie spirituali?». Allora lui, ridendo di tutto cuore: «E se chille non lo vonn’essere?» («E se quelli non lo vogliono essere?»). «Ma sì che lo vogliono!». «E va bene, pure loro mie figlie spirituali». «Grazie, Padre. Ora che verrò a baciarvi la mano, ve la bacerò pure per loro». Così feci. Baciai quattro volte la sua destra, mentre egli poggiava, amorevolmente, la sua sinistra sul mio capo. Fu allora che avvertii il suo profumo. Profumo che portai fino a casa…  (Riportato da Amalia Pellettieri su – «La Casa Sollievo della Sofferenza»)

Monsignor Raffaello Rossi fu inviato dal Sant’ Ufficio nel 1921 per investigare Padre Pio. Ecco cosa scrisse ai cardinali riguardo al profumo.

«Questo profumo gratissimo e vivissimo, paragonabile a quello della viola lo attestano tutti… e gli Eminentissimi Padri permetteranno che lo attesti anch’io. L’ho sentito come ho veduto le stimmate. E posso assicurare di nuovo gli Eminentissimi Padri che io andai a S. Giovanni Rotondo con l’animo risoluto, come di dovere fare un’inchiesta assolutamente obiettiva, ma insieme con una vera prevenzione in contrario riguardo a quanto si narrava di P. Pio. Oggi non sono un… convertito, un ammiratore del Padre: assolutamente no: mi sento in piena indifferenza e direi quasi freddezza, tanto ho voluto mantenere la serena obiettività del relatore, ma, per debito di coscienza, debbo dire che dinanzi ad alcuni fatti non son potuto rimanere nella personale prevenzione contraria, per quanto nulla esternamente abbia manifestato. E uno di questi fatti è quello del profumo, che, ripeto, io ho sentito, come sentono tutti: il solo a non sentirlo è Padre Pio. Donde esso procede? Ecco una domanda più imbarazzante dell’altra: donde procedono le stimmate?… Che io sappia, uno stato morboso tale non può produrre profumi. Per cui, di nuovo, o siamo davanti all’opera diabolica e questa per le già esposte ragioni si deve escludere; o davanti all’azione divina e su questa non oso pronunziarmi; oppure siamo senz’altro davanti al trucco, all’inganno, o, quanto meno, ad un caso innocente di uso di profumi da parte di P. Pio. Ma l’inganno non si sostiene al confronto della buona vita del Religioso, come, per il medesimo motivo, non si spiegherebbe in lui una tale vanità secolaresca: in ogni modo, o inganno o semplicità, il fatto è che P. Pio in cella non ha che il sapone, e la cella l’ho visitata con la maggiore attenzione, parte per parte. Siccome però è evidente che anche fuor di cella si potrebbe conservar qualcosa… di contrabbando, quel che maggiormente suffraga in proposito è la dichiarazione giurata con cui P. Pio ha attestato di non usare e di non aver mai usato profumi». Ed ancora: «I pannolini bagnati del sangue uscito dalle ferite di P. Pio, lo zucchetto di lui, i guanti, i capelli tagliati da due anni conservano questo profumo. Donde viene? Ho constatato e riferito un fatto. Giudichino gli Eminentissimi Padri» (Castelli, Padre Pio under investigation, 124-6) (Giannuzzo, Padre Pio, 219-20)

Padre Raffaello Carlo Rossi dei Carmelitani Scalzi
Nominato vescovo di Volterra nel 1920, mandato come inquisitore di Padre Pio nel 1921
Fu nominato Cardinale nel 1930
Raffaello Rossi nacque a Pisa nel 1876.

Al presente Servo di Dio, del Card. Rossi e’ in corso avanzato il processo di Beatificazione e Canonizzazione.

La ‘Virgen de la Paz’, la statua raffigurante la Madonna più alta del mondo

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La Statua della Libertà, il simbolo che annuncia ai visitatori arrivati via mare l’approdo negli Stati Uniti d’America, è ritenuta da molti la scultura più grande del mondo ed è stato così, in effetti, fino al 1983: anno in cui è stata costruita in Venezuela la statua della ‘Virgen de la Paz‘. Questo mastodontico monumento è stato commissionato dall’allora presidente del Venezuela Luis Herrera Campins come segno di devozione della nazione alla Madonna.

La statua, eretta dallo scultore Manuel de La Fuente, si erge sulla collina Peña de la Virgen (Roccia della Vergine), nello stato di Truijllo; si tratta della scultura più alta del mondo (pochi centimetri più alta della Statua della Libertà, che misura 46 metri), della scultura religiosa più imponente del pianeta (Il Cristo del Cocovado a Rio de Janeiro misura solamente 38 metri) e della più imponente rappresentazione della Madonna in tutto il mondo.

La scelta di una simile costruzione non è casuale: il Venezuela è un Paese devoto alla Beata Vergine, e nello stato di Truijllo la Virgen de la Paz è oggetto di devozione dei locali sin dal 1570, anno in cui si narra che la Madonna sia apparsa sulla Roccia della Vergine. Secondo la tradizione del luogo, infatti, alcuni pastori si sono imbattuti in una donna che camminava da sola al centro di Carmona in cerca di candele, questi le chiesero come mai camminasse da sola e la donna rispose loro: “Non sono sola. Sono con Dio, il sole e le stelle”. Questa è la versione ufficiale della narrazione, ma ce n’è un’altra, molto diffusa, secondo cui la donna avrebbe risposto: “Fratelli, non dimenticate che cammino con Dio, mio protettore”. Quale che sia la frase pronunciata dalla donna, le storie convergono sulla fine: dopo aver comprato le candele la donna si è diretta verso l’altopiano per scomparire dietro delle rocce. In quel momento i presenti compresero che si trattava della Madonna e non di una vagabonda.

Sebbene si tratti di un monumento colossale visitabile dall’interno che offre una vista dall’alto spettacolare con un panorama privilegiato sulla foresta che circonda la zona, in pochi ne conoscono l’esistenza e ancora meno persone si dirigono in quel luogo a visitarla, preferendo di gran lunga altre attrazioni tipiche del Paese sudamericano.

Il Papa parla della tragedia delle prostitute

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“I clienti, al novanta per cento, sono battezzati cattolici. Le autorità civili potrebbero far cessare questa tortura”.
Sono parole di Papa Francesco, riferite al mondo delle prostitute e alle tante persone che se ne avvalgono.

Si tratta, infatti, anche agli occhi del Pontefice, di una tratta moderna, che, in qualche modo, schiavizza le donne.
Il discorso è stato sottolineato nella fase preparatoria al Sinodo dei giovani, che si terrà ad Ottobre, in cui si parlerà anche del delicato problema della prostituzione: “Alcuni governi cercano di fare pagare multe ai clienti. Ma il problema è grave, grave, grave. Vorrei che voi giovani lottaste per questo. Se un giovane ha questa abitudine la tagli. Chi fa questo è un criminale”.

Papa Francesco si è preoccupato, in passato, di far visita alle case di quelle ragazze, che erano riuscite a lasciare quell’ambiente malsano, a dir poco: “È da non credere, una è stata rapita in Moldavia e portata legata a Roma, nel portabagagli”. “Quelle che vengono, per esempio, dall’Africa vengono ingannate per un lavoro. Quando le portano nelle nostre città, quelle che resistono vengono torturate e a volte mutilate”. “Una delle ragazze mi ha detto che, quando non ha portato la somma, le hanno tagliato l’orecchio, ad altre hanno spezzato le dita. È una schiavitù di oggi”.

La violenza per quelle malcapitate comincia dal primo giorno, quando, arrivate in Italia o essendosi allontanate dalle famiglia, credeno di trovare persone di fiducia a cui affidarsi. Si trovano, invece, nelle mani violente di uomini (e anche donne) senza scrupoli, che vogliono solo mercificarle e guadagnare vendendo il loro corpo.
E, anche a Buenos Aires, il Papa ebbe modo di verificare la crudeltà delle case e dei luoghi in cui avvengono questi appuntamenti, “Anziani, giovani, queste ragazze sopportano tutto”.

“Per difendersi attuano una schizofrenia difensiva, isolano il cuore, la mente, per salvare quello che possono della dignità interna e così si difendono, ma senza nessuna speranza”.
Ora, con Papa Francesco, vogliamo dire alle donne, che essere salvate da quella vita è possibile, ci sono, ad esempio, gli operatori delle case di don Oreste Benzi: “Loro hanno un metodo, in quanto le ragazze sono sorvegliate. I volontari fanno così per aiutarle: si avvicina uno di loro e quelli pensano che si accordino sul prezzo, cioè chiedano: “Quanto costi?”, ma loro domandano invece: “Quanto soffri?”.
La ragazza sente, loro gli danno il biglietto con scritto: “Ti porteremo via, non lo saprà nessuno. Ci vediamo in quell’angolo, a quell’ora e ti porteremo fuori Roma”.”.

“Per amore del mio popolo, non tacerò”

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“Per amore del mio popolo, non tacerò”. Era questo il documento che don Giuseppe (Peppe) Diana (1958-1994, Casal di Principe) aveva scritto e diffuso, per affermare che la Camorra e la Chiesa non potevano viaggiare a braccetto; che la devozione dimostrata dai clan malavitosi era solo un modo per toccare la Chiesa, per sporcarla dall’interno.
Il documento venne distribuito nel Natale del 1991, nelle Chiese di Casal di Principe e nelle altre zone della provincia di Caserta. Mostrò l’unione di quei parroci che volevano opporsi fortemente al potere camorristico.

“Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

Lo scopo non era tanto di opporsi alla Camorra, ma di cambiare la vita di coloro che potevano ancora tirarsene fuori; lo scopo di don Peppe Diana era la comprensione dell’umana debolezza e la redenzione, la rivalsa per quella terra martoriata da anni di soprusi e lutti senza senso.
“ … tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”.

La Camorra impoverisce; la Camorra strappa i giovani alla società e alle loro famiglie; la Camorra induce terrore e ignoranza, poiché vive e impone le proprie regole. Questo don Peppe Diana lo sapeva bene e, per averlo denunciato, fu ucciso, una mattina, mentre si preparava a celebrare la prima Santa Messa del giorno. Era il suo onomastico: il 19 Marzo del 1994.

La Camorra sostituisce lo Stato, laddove esso non riesce ad agire, a penetrare la rete territoriale, costringendo la gente a sottomettersi alla corruzione, alla violenza.
Per questo, don Peppe Diana tentò di richiamare gli altri preti, la Chiesa campana, ad essere profeti: “Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18); (…) Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa”.

Si capisce bene perché la Camorra decise di trucidarlo: per farlo tacere, per annientare la speranza del suo popolo sul nascere.
Noi tutti, però, abbiamo il dovere di ricordare le sue parole; siamo chiamati a fare in modo che la sua morte non sia vana, per coloro che debbono trovare il coraggio di opporsi ad una cultura del male.

Dal 2003 in poi, a Casal di Principe, si è avviato il Comitato don Peppe Diana, proprio per questo scopo; per ricordare l’amore di un sacerdote per la sua terra, per la sua gente; per dire, forte e chiaro, che, i cinque proiettili che alle ore 07:20 di quel 19 Marzo colpirono don Peppe Diana alla testa, al volto, alla mano e al collo, non lo hanno davvero fermato.

In quei giorni, Papa Giovanni Paolo II disse, all’Angelus del 20 Marzo: “Sento il bisogno di esprimere ancora una volta il vivo dolore in me suscitato dalla notizia dell’uccisione di don Giuseppe Diana, parroco della diocesi di Aversa, colpito da spietati assassini, mentre si preparava a celebrare la Santa Messa. Nel deplorare questo nuovo efferato crimine, vi invito a unirvi a me nella preghiera di suffragio per l’anima del generoso sacerdote, impegnato nel servizio pastorale alla sua gente. Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di grano caduto nella terra, produca frutti di piena conversione, di operosa concordia, di solidarietà e di pace”.

San Giovanni Nepomuceno Neumann – 05 Gennaio

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Giovanni, nato a Prachatitz in Boemia (allora parte dell’impero austriaco) era il terzo dei sei figli del tedesco Filippo Neumann e Agnese Lcbis, di origine ceca. Ricevette la prima formazione nella scuola pubblica della sua città, e a dodici anni fu mandato a Budweis, dove studiò le discipline classiche. Mostrò subito notevoli capacità intellettuali, con una particolare predisposizione per le lingue. Entrò nel seminario diocesano di Budweis nel 1831, completando poi gli studi teologici a Praga, presso l’università Carlo Ferdinando.

Ricevette la tonsura nel 1835 ma l’anziano e malato vescovo di Budweis, Ruzika, stimò che nella sua diocesi ci fosse un numero più che sufficiente di preti e così cancellò le ordinazioni presbiterali di quell’anno. Allora Giovanni, che da tempo sognava di andare in missione in America, decise di partire per gli Stati Uniti. Giunto a New York nel 1836, fu subito accettato nella stessa diocesi e ordinato dal vescovo John Dubois il 27 giugno 1836.

Il giovane e zelante Neumann lavorò per quattro anni nell’area di BuffaloRochester sia tra gli immigrati tedeschi che tra gli indiani americani, costruendo per essi chiese e scuole. Operando completamente da solo iniziò ad avvertire attrazione per la vita religiosa, dove desiderava sperimentare la vita comunitaria e una più profonda dimensione di preghiera.

Dopo aver incontrato Joseph Prost, il superiore dei redentoristi da poco arrivati, Giovanni chiese di essere accettato nella congregazione del Santissimo Redentore.

Nel 1840 cominciò il noviziato nella chiesa redentorista di S. Filomena a Pittsburgh in Pennsylvania, e fece la professione il 16 gennaio 1842. La sua conoscenza di otto lingue lo rese popolare come predicatore sia a Pittsburgh che a Baltimora. Per otto anni fu zelante pastore, missionario e parroco in ambedue le città. Mentre era a Pittsburgh in qualità di maestro dei novizi ebbe tra i suoi allievi il venerabile Francis X. Seelos CSSR.

Riconoscendo la sua santità e lo zelo apostolico che lo animava, i superiori in Europa lo nominarono vicario di tutti i redentoristi d’America, con sede nella chiesa di S. Alfonso a Baltimora.

Il suo impegno maggiore consistette nel difendere e dirigere le Suore Oblate della Divina Provvidenza, un gruppo di donne di colore impegnate nell’educazione dei bambini afroamericani. Più tardi, con il nuovo ruolo di vice provinciale dei redentoristi, fece entrare negli Stati Uniti le Sorelle delle Scuole di Notre Dame, impiegandole nei numerosi istituti da lui fondati. Fu in quel periodo che diventò cittadino degli Stati Uniti.

Nel 1852, con sua grande sorpresa, fu nominato quarto vescovo di Filadelfia, diocesi delle più importanti negli Stati Uniti, molto estesa e pesantemente indebitata, con una popolazione poliglotta. Era stato il suo amico e penitente, nuovo arcivescovo di Baltimora, Francis Patrick Kenrick, già vescovo di Filadelfia, a inserire il suo nome nella terna di candidati per la sede vacante, che inviò a papa Pio IX. Come motto episcopale prese: «Passio Christi, conforta me!» (“Passione di Cristo, fortificami!”).

A Filadelfia il nuovo vescovo trovò vasto campo d’azione per le sue energie apostoliche. Cominciò a costruire più chiese e scuole, portò a termine la costruzione della cattedrale, introdusse la devozione delle “Quarantore” con un programma prestabilito; fondò una nuova congregazione di religiose, le Suore di S. Francesco di Filadelfia che, con altri gruppi di sorelle e fratelli, dirigevano le sue affollatissime scuole. Nel breve periodo in cui fu vescovo le iscrizioni alle scuole cattoliche furono più che raddoppiate.

Nonostante tutta questa attività trovò il tempo per redigere in tedesco due Catechismi, esaminati e approvati dal concilio di Baltimora tenutosi nel 1852.

All’età di quarantott’anni, completamente sfinito dal lavoro apostolico, ebbe un collasso mentre si trovava per strada e morì il 5 gennaio 1860. Fu tumulato per sua volontà nella chiesa di S. Pietro dei redentoristi; il suo corpo fu collocato sotto l’altare nella chiesa inferiore, divenuta nota come “santuario nazionale di S. Giovanni Neumann”.

Papa Benedetto XV nel 1921 riconobbe l’eroicità delle virtù e Giovanni XXIII lo dichiarò beato. La cerimonia solenne per la beatificazione fu presieduta da papa Paolo VI nel 1963, che lo canonizzò il 19 giugno 1977.

Dopo la sua canonizzazione molte chiese e scuole in ogni parte degli Stati Uniti sono dedicate a “S. Giovanni Neumann”.

Santa Angela da Foligno – 04 Gennaio

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convertì e si fece terziaria francescana; dopo la morte del marito e dei figli si diede completamente a Dio ed alla penitenza e nel 1291 divenne il capo di un grande gruppo di terziari maschi e femmine il Terz’ordine Francescano. Su richiesta del suo confessore fra’ Arnaldo, Angela gli dettò un memoriale delle sue visioni di estasi, nelle quali si rivela come una delle più grandi fra le mistiche.

Questa autobiografia spirituale mostra i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, tentazioni e penitenze. Il Memoriale rappresenta la prima sezione di quello che noi conosciamo come il Liber, uscito in edizione critica a cura di Thier e Calufetti nel 1985. La seconda parte, nota come Instructiones, contiene invece documenti religiosi di vari tipo curati da diversi (ignoti) redattori, tra cui le lettere che Angela spediva ai suoi figli spirituali.

Il suo culto fu confermato nel 1693 da papa Innocenzo XII e canonizzata da Papa Francesco il 9 ottobre 2013.

Santissimo Nome di Gesù – 03 Dicembre

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Gesù, che vuol dire Salvatore, è il nome dato al Verbo Incarnato non dagli uomini, ma da Dio stesso. Apparve infatti l’Angelo del Signore a S. Giuseppe e gli disse: « Giuseppe, figlio di David, non temere di prender teco Maria come tua consorte, perché ciò che è nato in lei è dallo Spirito Santo. Darà alla luce un figliuolo, cui porrai nome Gesù, perché sarà Lui che libererà il suo popolo dai peccati ». Nacque il Bambino e otto giorni dopo fu circonciso, e fu chiamato Gesù, cioè Salvatore, come era stato nominato dall’Angelo.

Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza (Sal 95,2)

In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (Atti 4,12)

Gesù! Nome d’allegrezza, di speranza e d’amore.

Nome d’allegrezza. Quando ci affligge la memoria dei nostri peccati, quando il rimorso si fa sentire più forte nella nostra coscienza, quando lo spavento degli eterni castighi ci assale, ed il demonio cerca precipitarci nella disperazione, pensiamo a Gesù, al nostro Salvatore. Una gioia arcana entrerà nel nostro cuore e ci conforterà; in Lui troveremo la forza e la luce: la luce che illumina, che salva, che santifica.

Nome di speranza. Gesù stesso ci dice: « Se chiederete qualcosa al Padre in nome mio, Egli ve la darà >>. « O uomini, pare ci dica, di che temete? Se la vostra miseria vi fa arrossire, se temete pei vostri peccati il Padre mio, se non osate chiedere a Lui ciò che a voi sta a cuore, fatevi coraggio : chiedete in nome mio, e tutto vi sarà dato ».

Nome d’amore. Oh si! Chi, pronunciando questo dolcissimo nome, non ricorda quanto sia costata la nostra Redenzione? Chi non si commuove innanzi a un eccesso di tanto amore? È Gesù, Dio uguale al Padre, che si sacrifica su di una croce e agonizza fra atroci tormenti per noi! Egli, l’innocente, muore schernito e vilipeso da quelli stessi per cui dà la vita. Nome d’amore, d’infinito amore, nome che a Lui solo compete, perché solo Lui ha redento il genere umano! E per questo il Padre gli diede un nome che è sopra ogni nome. A questo nome piegano la fronte gli Angeli ed i Beati del cielo, tremano le forze degli abissi, e riverenti si inchinano gli abitanti della terra.

Quel bambino che i profeti da tanti anni preannunziarono, quel bambino di cui parlano le Scritture, quello che l’umanità da tanto tempo aspettava come un liberatore, oggi lo conosciamo: si chiama Gesù, Salvatore. Egli è Colui che ha chiuso le porte dell’inferno ed ha aperto quelle del Paradiso; Colui che dà gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.

PRATICA. Non pronunciate mai invano il nome di Gesù; ma invocatelo con fede in ogni vostra necessità. 

PREGHIERA. Gesù mio, scrivete il vostro nome sul mio povero cuore e sulla mia lingua, acciocché, tentato a peccare, io resista con invocarvi; tentato a disperarmi, io confidi nei vostri meriti. Fate che il vostro nome mi infiammi d’amore, e sia sempre la mia speranza, la mia difesa e l’unico mio conforto. 

San Basilio Magno – 02 Gennaio

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S. Basilio, ornamento e decoro della Chiesa greca, è un anello prezioso nella catena di santi che illustrano la sua famiglia. Nacque infatti da genitori santi, ebbe fratelli e sorelle santi, e fu santo pure lui. Ancora in giovane età si recò a Cesarea per i primi studi, ed in breve tempo eguagliò nella scienza i suoi stessi precettori. Assieme alla scienza cresceva in lui la virtù. Recatosi a Costantinopoli si perfezionò alla scuola del retore Lucanio, uomo dottissimo, al quale serbò sempre riconoscenza ed amore.

Tra i suoi primi e più preziosi amici, noteremo San Gregorio Nazianzeno: essi si stimolavano a vicenda alla pratica della virtù e all’acquisto della scienza. I suoi ragionamenti erano così logici che costringevano l’avversario alla resa.

Ritiratosi più tardi nel Ponto, fondò un monastero, di cui fu maestro per quattro anni, scrivendo di sua mano le regole per quei religiosi, assecondando così il desiderio di molti che a lui ricorrevano desiderosi di solitudine e perfezione.

Morto il Vescovo di Cesarea, gli successe Eusebio, che conosciuti i meriti di Basilio, lo volle ordinare sacerdote. Il nostro Santo dopo aver aiutato il Vescovo in molti affari importanti, ritornò alla sua amata solitudine.

Ma Dio lo riservava per grandi cose: venne a morte Eusebio, e Basilio fu unanimemente eletto Vescovo di Cesarea.

Qui le sue virtù e la sua scienza si manifestarono in modo da attirargli l’ammirazione dei buoni e l’odio dei malvagi.

Nonostante la malferma salute, ogni mattina predicava nelle due chiese di Cesarea, e cercava di istruire con la parola e con lo scritto ogni classe di persone, adoperandosi in tutte le maniere per la conversione degli eretici.

Si mortificava e digiunava frequentemente, anche tra le cure del ministero pastorale. I sacerdoti erano i suoi prediletti e vigilava per assicurarsi che la loro formazione fosse completa, poichè comprendeva che il sacerdote è una lucerna posta sul monte che deve rischiarare tutti.

Intanto la sua carriera mortale volgeva al termine: anche durante la sua ultima malattia molti accorrevano a lui per consiglio. Morì povero, come era vissuto, il 1 gennaio dell’anno 379 e la Chiesa lo proclamò Dottore per i suoi numerosi scritti.

Il card. Schuster dice di lui: « Colosso dell’episcopato orientale, faro dell’ortodossia, patriarca e legislatore della vita monastica ».

Celebre è la sua preghiera dedicata agli animali, del 370, in cui sorprendentemente emergono le tematiche moderne riguardo i diritti animali:

“Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo per gli animali che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno. Noi ti preghiamo per le creature selvagge che tu hai creato sapiebti, forti, belle; ti preghiamo per tutte le creature e supplichiamo la tua grande tenerezza di cuore perchè tu hai promesso di salvare l’uomo e gli animali e hai concesso loro il tuo amore infinito”.

“O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro”.

PRATICA. L’esempio di San Basilio ci insegni a spendere per la gloria di Dio le nostre facoltà intellettuali, ad amare la vita ritirata, nella quale la virtù cresce e si alimenta lo spirito di Dio. 

PREGHIERA. Dio, rimuneratore delle anime dei fedeli, fa’ che per l’intercessione del Santo conseguiamo il perdono dei peccati e l’amore alla sapienza celeste. 

Maria Santissima Madre di Dio – 01 Gennaio

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La benevolenza di Dio sul nuovo anno. Potrebbe essere questo il titolo della festa odierna che apre il nuovo anno ricordando la divina maternità di Maria e la circoncisione del Figlio suo Gesù. Della grazia di Dio parla la prima lettura, che riporta la stupenda preghiera di benedizione pronunciata, secondo il libro dei Numeri, da Aronne e dai sacerdoti sul popolo di Israele: «Dio abbia pietà di noi e ci benedica / Su di noi faccia splendere il suo volto».

Ora, noi sappiamo che il nostro tempo oscilla tra alti e bassi, tra potenza e debolezza. La festa odierna ci dice che questo susseguirsi di vittorie e sconfitte, di pace e guerra e da ultimo di vita e morte è avvolto nel tempo di grazia che Dio ci dona perché riconosciamo la sua presenza, vediamo il suo volto benevolo a noi rivolto e lo ringraziamo.

Egli, del resto, non resta estraneo alle vicende del mondo, ma, secondo la parola di Paolo, «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». Il Figlio di Dio è quel Gesù di cui parlò Gabriele nell’annunciazione a Maria, la serva chiamata a diventare la figlia di Sion per la quale i poveri e i piccoli saranno soccorsi a scapito dei ricchi e potenti, mentre Israele sarà avvolto nella misericordia secondo la promessa fatta ad Abramo.

La nascita di Gesù «sotto la legge», però, non è indolore, ma fin dall’inizio egli seguirà una via che inevitabilmente lo porterà al calvario, così come la maternità di Maria sarà segnata, secondo la profezia di Simeone, dalla spada che le trafiggerà l’anima. È questa la condizione per sconfiggere la morte, per aprire la via della vita. Dice Gesù: «Il Padre mi ama perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo».

Il Figlio, dunque, è inviato dal Padre, è egli stesso Dio, porta nel mondo l’annuncio del Vangelo di salvezza per tutti gli uomini, Madre di Gesù, Maria è la Theotókos, la Madre ci Dio. Di lei canta l’Inno Acatisto: «Gioisci, stella che annunci il sole / Gioisci, grembo della divinra incarnazione/ Gioisci, per te si rinnova la creazione».

Per questo al primo di gennaio, festa della Madre di Dio, la Chiesa ha collocato anche la giornata mondiale della pace. Dono di Dio, la pace è anche frutto dell’impegno degli uomini, chiamati a preparare alle nuove generazioni un futuro di giustizia e di fraternità. La pace tra i popoli richiede anche il contesto armonico di una sana ecologia. Il mondo che abbiamo ricevuto come un giardino di delizie, come tale deve essere consegnato ai posteri in un gesto di affidamento generoso che invita alla lode del Creatore.

San Silvestro I – 31 Dicembre

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San Silvestro nacque a Roma da Rufino e Giusta.

Morto il padre, Giusta si prese una cura speciale della sua educazione, ponendolo sotto la guida di Canzio, prete romano, affinchè lo formasse lla pietà e alle scienze.
Finiti gli studi, fu dal Papa San Marcellino ordinato sarcerdote e fu salda colonna nella Chiesa e faro luminoso per quei tempi di superstizioni e di pratiche ancora pagane.

Nel giro di pochi anni morirono i Papi S. Marcellino, S. Marcello, S. Eusebio e S. Melchiade, a cui Silvestro succedette. La Sede Romana aveva bisogno di un Papa di salda tempra e di grandi vedute per usufruire di quella pace che Costantino il Grande aveva dato alla Chiesa.

Sotto il suo pontificato furono combattute le due grandi eresie dei Donatisti col concilio di Arles e degli Ariani col concilio di Nicea.

Silvestro avrebbe ardentemente desiderato recarvisi personalmente, ma data la vecchiaia e le infermità dovette mandarvi i suoi legati. Provvide ai bisogni di tutto l’orbe cattolico, ma Roma era la città che attirava in special modo le sue cure. La cristianità, uscita allora dalle Catacombe, abbisognava di chiese pei Divini Misteri, e Silvestro fece edificare otto basiliche.

Stabilì regolamenti per le ordinazioni dei chierici, per l’amministrazione dei Sacramenti e per il soccorso ai poveri.

Viveva parcamente per avere di che dotare le chiese ed aprire ricoveri di beneficenza.

Tra le opere di questo grande Papa è celebre l’appello che indirizzò agli Ebrei: « Ebrei, il tempo delle figure è passato ed è subentrato quello della realtà. Il Messia da voi atteso è venuto; il suo regno è stato costituito, si dilata, s’innalza e si sostiene. Negate ora se volete la luce del sole; ma certo non negherete la verità di questi fatti che splendono come il sole e che ogni giorno giganteggiano sempre più ». 

Esausto di forze per le continue infermità, dopo 22 anni di glorioso pontificato passò all’eterno riposo il 31 dicembre dell’anno 335.

PRATICA. Ringraziamo Dio del tempo datoci, chiediamogli perdono dei peccati commessi e proponiamo una vita migliore. 

PREGHIERA. Fa’, te ne preghiamo, Dio onnipotente, che la solennità del tuo beato confessore e Pontefice Silvestro ci aumenti la devozione e ci assicuri la salvezza. 

MARTIROLOGIO ROMANO. ARoma il natale di san Silvèstro primo. Papa e Confessore, il quale battezzò l’Imperatore Costantino Magno, e confermò il Concilio di Nicèa, e dopo molte altre santissime opere si riposò in pace.

Approfondimento

Tradizionalmente la sera di San Silvestro per ringraziare il Signore dell’anno appena trascorso viene recitato il Te Deum (estesamente Te Deum laudamus, “Dio ti lodiamo”) un inno cristiano per ringraziare dell’anno appena trascorso durante i primi vespri della solennità di Maria Ss. Madre di Dio.

Noi ti lodiamo, Dio *
Ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra Ti adora.

A Te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
con i Cherubini e con i Serafini
non cessano di dire:

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il glorioso coro degli Apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la Santa Chiesa, ovunque proclama la tua gloria:
Padre di infinita maestà;

O Cristo, Re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
Tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei Cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Crediamo che

(Il seguente versetto si canta in ginocchio)

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei Santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno Ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Abbi pietà di noi, Signore, *
abbi pietà.

Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

V) Benediciamo il Padre, e il Figlio con lo Spirito Santo.
R) Lodiamolo e glorifichiamolo nei secoli.
V) Benedetto sei, o Signore, nel firmamento dei cieli.
R) Lodevole e glorioso e sommamente esaltato nei secoli.